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7 Luglio 1925: Due treni rosso-bleu in trasferta allora come oggi ...

Abbiamo visto attraverso mille episodi l'entusiasmo dell'adunata sportiva in stazione: duemilacinquecento persone hanno preso d'assalto i due treni speciali organizzati dal "Bologna" per offrire un balsamico conforto ai "tifosi" più accaniti; a coloro, insomma, che malamente si sarebbero adattati all'idea di starsene a a casa mentre i "nostri" campioni affrontavano in campo il cimento.

Cimento supremo: la parola è un pochino grossa, ma mai come in questa occasione è appropiatissima.

Tutte le manifestazioni di audacia e di forza hanno il loro attimo supremo e così questo lungo campionato che quest'anno ha visto rifiorire e riaffermasi la bellissima squadra del "Bologna". Oggi sulla "pelouse" dello Stadio fascista di Roma, ventidue atleti lotteranno con tutte le loro forze, per l'ambito primato.

Da Torino è segnalata la partenza di non so quanti "supporters" . Quelli di Bologna li abbiamo visti partire con i nostri occhi.

E' veramente bella questa gara di entusiasmo che fa si, che nell'ora della prova non manchi ai protagonisti la voce degli amici, il sostegno della fede tutta la giovinezza che s'aggruppa intorno agli ambienti sportivi, l'urlo d'incitamento dei "concittadini".

Hanno torto quelli che gridano al campanilismo o altro.

Qui il campanilismo c'entra come i cavoli a merenda.

C'entra invece la giustificatissima passione di coloro che vivono tutto un anno intorno ai loro campioni, che li seguono con il pensiero tutte le volte che sono chiamati a combattere, che li esaltano nell'ora lieta e che li assistono e confortano nell'avversa fortuna.

Perciò anche stavolta, Bologna sportiva ha risposto in guisa superba all'invito degli amici calciatori.

Due treni: stipati fino all'inverosimile; gremiti di ragazzi allegri due volte: per la "parte" ad essi riservata nell'ultimo atto del grande torneo e per la gioia del viaggetto nella Capitale. Bella e numerosa la rappresentanza femminile.

E tutte queste graziose figliole hanno saputo, hanno saputo trovare per il loro abbigliamento, una nota, originale caratteristica: un nastro bleu nei capelli e un bel fazzolettone rosso intorno al collo; camicetta rossa e gonnellino bleu; ombrellino rosso bleu; qualcosa che, insomma, ridicesse in sintesi la loro fiducia nella vittoria dello "squadrone".

Abbiamo notato nella lunghissima teoria di vagoni allineati sotto le due pensiline, la rappresentanza di tutti i rioni cittadini, che per non essere dimenticati hanno indotto i loro "tifosi" acocntrassegnare visibilmente gli scompartimenti con diciture esplicative.

Esempio: "Qui, al completo, gli amici del Caffè X della Crocetta", oppure: "Completo! Per il Bologna, Campione nazionale, la "balla" del Bar Y di via Maggiore; e ancora "I più belli della Trattoria Z: per il Bologna che trionferà".

E poi bandierine rossobleu, ventagli rossobleu, cartoline rossobleu sventolate freneticamente ad ogni arrivo nuovo di amici o conoscenti. Una famiglia intera s'è issata sopra una vettura di terza: padre, madre, la signorina e tre ragazzi.

La signorina aveva un capellino guarnito con nastrini bicolore: i ragazzi avevano addirittura il capo coperto da fez rossobleu. E tiravano via impettiti, compiacendosi dell'ammirazione e degli applausi dei più vicini. della stazione.

C'era gente sotto le tettoie, altra gente sul cavalcavia di Galliera, una piccola folla sul piazzale esterno e gruppetti isolati presso l'ingresso principale. Psicologia di questi gruppi: una profonda malinconia. Musi di gente taciturna e scontenta per non potere riunirsi al grosso.

Obbligati da tante diverse circostanze a rimanere, hanno voluto regalarsi il conforto di assistere alla partenza di ... quelli che sono andati. Alcuni hanno tentato ... di saltare la barra: ma la rigorosa e perfetta organizzazione non ha permesso assolutamente "balottini".

E chi non aveva il biglietto è rimasto a terra. Presso il gruppo agguerritissimo dei cantori: ... il Bologna è uno squadrone che tremare il mondo fa ... abbiamo visto compiaciuto e sorridente il dott. Pagliani della Federazione fascista ed alcuni ufficiali della Milizia, venuti ad assistere alla partenza dei due treni.

Dialoghi: - Hanno detto che da Torino sono partiti quattro treni speciali ! - Tu hai sempre delle storie. Del resto, due o quattro, vedremo domani sul campo chi saprà fare meglio !... - Io vi do il pronostico: Bologna Tre. Torino Zero! Applausi senza fine, al profeta imberbe, al "Bologna", ad Arpinati, all'organizzatore Minelli e a tutti quelli che con lui hanno fatto il miracolo di questa piccola mobilitazione.

Insomma è stato il vero trionfo della passione sportiva dei nostri "ragazzi". Basti dire che chi non aveva altro, aveva le guance rosse e il naso bleu, a forza di sbracciarsi, di applaudire e di cantare.

Poi, lentamente , il primo treno è uscito dalla stazione e s'è slanciato lungo la fantastica via luminosa, verso Casalecchio. Accompagnato dai canti augurali di quelli del secondo treno. Che, dieci minuti dopo, s'è mosso a sua volta fra clamori altissimi di entusiasmo.

Fra due che sono rimasti: - Bè lei non è andato ? - A fare ? Io vado a letto tranquillo.

Ci rivedremo qui al ritorno dei giocatori: tanto sono sicuro della vittoria.

E del resto anche lei è del mio parere ...

Resto del Carlino 7 Luglio 1925 Resto del Carlino 24 Maggio 1925

DAL MEGAFONO DI GINO VILLANI ALLA GALLINA VITTORIA DI BARILE

Negli anni Venti i supporters rossoblù mostravano una spiccata irrequietezza. In occasione delle cinque finali contro il Genoa, che portarono al primo scudetto, a Milano con una vera e propria invasione costrinsero l'arbitro Mauro a convalidare un gol di Muzzioli inzialmente annullato.

Dopo la quarta sfida a Torino ci furono anche colpi di pistola alla stazione contro i tifosi genoani.

Fu nel dopoguerra che - sul piano del tifo - Bologna divenne una sorte di isola felice, un'oasi di civiltà.

A quei tempi risale la definizione del pubblico bolognese come il migliore e il più competente d'Italia. Josè Altafini ricorda ancora con stupita ammirazione l'ovazione che accolse un suo gol, peraltro spettacolare, con il quale il Napoli espugnò l'ex Littoriale e attuale Dall'Ara.

Una tradizione che, con qualche eccezione dovuta al mutare dei tempi, si è conservata sin qui.

Di questo tifo tipicamente bolognese, goliardico più che aggressivo, portato alla battuta più che alla becera contrapposizione, il centro del popolo rossoblu fu sicuramente il Bar Otello di Via Orefici: tappezzatto all'interno di foto e trofei, colorato di rosso e di blu, sistematicamente frequentato da una folla di appassionati di loro.

Di li a poco nell'attiguo cinema Modernissimo, l'assemblea nominò Presidente Renato Dall'Ara.

Per un Bologna che non riusciva a riprendere l'età dell'oro, ma anche la trincea sulla quale tutta Bologna faceva resistenza alla Lega Lombarda, com'era definito il Governo del calcio controllato dalla potente Milano, trovò proprio nel Bar Otello il suo fortino, centro di ricorrenti contestazioni.

Tempi di tifosi illustri, veri capi popolo, come Gino Villani che vendeva aghi e cordelle nella sua merceria di Via Fossalta, ed era il re della Torre di Maratona, da dove il suo megafono scandiva i tempi del tifo. Celebre il saluto Bulgarelli :"Onorevole Giacomino, salute!", cui Giacomino rispondeva con un inchino dal centro del campo e dopo quel rito la partita poteva cominciare.

Non erano ancora di moda i dehors e riusciva a dar vita a un dibattito colorito ed incessante a cielo aperto.

Il Bar Otello era per definizione il tifo di Bologna, e meta obbligata per noi cronisti che dovevamo raccogliere gli umori della piazza.

Si pensi che quando il calcio decise di riprendere l'attività, dopo i terribili anni del conflitto mondiale, i superstiti giocatori del Bologna furono convocati per le ore 21,45 dell' 8 giugno 1945. Villani era un attore nato, il suo capolavoro era una messa cantata e profana in purissimo dialetto bolognese che trascinava il delirio.

Era popolare e rispettato su tutti i campi dove al suo arrivo, al comando di una variopinta Brigata, veniva salutato con grande simpatia. Villani era un tifoso indipendente e si impegnò anche in accese contestazioni. Barile era invece un tifoso istituzionale, sempre all'interno della società.

Barile si chiamava in realtà Adriano Mottola, ma era Barile per tutti. Il soprannome glielo aveva affibiato il mitico portiere Gianni, quando il piccolo Adriano faceva il raccatapalle.

Factotum infaticabile, amatissimo dal Dall'Ara, divenne celebre in tutta Italia nell'anno dello scudetto per via della sua gallina bianca chiamata Vittoria, cui aveva giurato di non tirare il collo fin quando il Bologna avesse vinto.

Vittoria invecchiò serenamente, circondata dall'affetto di tutta una città protagonista di ripetute comparsate televisive.

Barile, autore di zirundele ingenue e gustose, fu anche l'inventore del leggendario striscione : IL BOLOGNA E' UNA FEDE, che è diventato lo slogan di un club da amare nella buona e nella cattiva sorte.

IL TIFO DI IERI ORA COME ALLORA


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